Corsi di Formazione per Tutori Volontari

Lazio, Campania, Liguria e la Provincia Autonoma di Bolzano le prime regioni che hanno pubblicato gli avvisi di selezione per iscriversi all’albo dei tutori volontari per minori non accompagnati, come previsto dalla legge 47/2017. A Bolzano il primo corso di formazione già a louglio scorso

Come si diventa tutore volontario di un minore straniero non accompagnato (MSNA)?
In Lazio, Campania, Liguria e nella Provincia Autonoma di Bolzano i garanti per l’infanzia regionali, dopo aver stretto accordi con i tribunali dei minorenni locali, hanno pubblicato l’avviso per raccogliere le disponibilità dei cittadini a diventare tutori volontari, frequentando un corso. 

La legge sull’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (la n. 47/2017) introduce gli albi dei tutori volontari per MSNA e prevedeva che venissero istituiti entro il 6 agosto 2017.

Fra gli 85.170 migranti sbarcati dal 2 gennaio 2017 fino al 4 luglio 2017 (6 mesi!!!), ci sono 9.761 minori non accompagnati (dati del Viminale al 27 giugno). L’anno scorso i minori non accompagnati arrivati in Italia furono 25.846. Le procedure di relocation per i minori non accompagnati sono praticamente inesistenti: su 7.396 migranti ricollocati, i minori sono soltanto cinque. Di moltissimi minori si perdono le tracce: i minori stranieri non accompagnati presenti in territorio italiano erano a fine dicembre 17.373. Questo significa che potrebbero servire fino a 17mila tutori volontari, persone che non si limitino a esercitare la responsabilità genitoriale sul minore al posto del sindaco (è quello che accade oggi), ma si prenda cura del minore, dei suoi desideri e bisogni, costruisca insieme a lui un percorso… La legge prevede che per fratelli e sorelle ci sia lo stesso tutore.

Tecnicamente il tutore volontario svolge il compito di rappresentanza legale assegnato agli esercenti la potestà genitoriale. Persegue il riconoscimento dei diritti del minore, promuove il suo benessere psico-fisico, vigila sui suoi percorsi di educazione e integrazione, vigila sulle sue condizioni di accoglienza, sicurezza e protezione, amministra eventualmente il suo patrimonio. Il tutore non convive con il minore.

La legge 47/2017 parla dell’albo dei tutori volontari all’articolo 11 e rimanda al Libro primo, Titolo IX del Codice Civile per i compiti assegnati al tutore, mentre le Linee Guida redatte dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza fissano i requisiti per iscriversi all’albo. «È un modello di cittadinanza attiva e di genitorialità sociale»: così la Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano ha sintetizzato la figura del tutore volontario.

«Si tratta di un lavoro iniziato con la stesura delle Linee guida, presentate a maggio e proseguito con i protocolli d’intesa fra i garanti regionali e i tribunali dei minorenni», spiega oggi la Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano. All’Autorità Garante infatti la legge affida il ruolo di coordinamento. Le Linee Giuda tracciano appunto delle linee generali, per dare omogeneità alla figura nascente del tutore volontario: individuano i requisiti per candidarsi e i moduli formativi. L’altro fronte su cui l’Autorità Nazionale è impegnata è la campagna di informazione e sensibilizzazione, per far conoscere questa nuova possibilità, prendendo spunto anche dalla prima riunione dell’European Network for Guardenship Institutions.

Ogni Tribunale dei Minorenni deve aprire un albo di tutori volontari, con l’obiettivo che ciascun minore abbia un tutore, che per il minore è una figura adulta di riferimento, che compie insieme a lui tutte quelle scelte che solitamente si fanno insieme ai genitori, dalla scuola a cui iscriversi alle scelte sanitarie: essere tutore non è accogliere in casa ma stabilire un legame, fare incontri periodici, essere “uno zio” o “una zia”. I ragazzi restano in comunità, perché questo non è un affido né un’adozione, deve essere chiaro. Il tutore interviene per le questioni di salute, per le procedure relative alla richiesta di protezione internazionale, ad esempio deve essere presente al colloquio con la commissione. Sulla salute, non significa che il tutore deve accompagnare il ragazzo dal medico ogni volta che ne ha bisogno: se si tratta di una visita medica programmabile ci pensa la comunità, se c’è una cosa particolare invece interviene il tutore.

[fonte: www.vita.it]

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